Storia ambientata nello stabilimento di laterizi Ala Fantini di Montemesola (Taranto) del gruppo Fantini con sede in Lucera (Foggia)

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La vera storia del re nudo

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Racconto di direttori stupidi e di ladri nella busta paga

A questo punto devo rettificare quanto ho precedentemente affermato a proposito del grande salto di qualità avuto con la ristrutturazione e dal passaggio da olio combustibile a metano.
In realtà la qualità del prodotto non è migliorata affatto, anzi certe volte è perfino peggiorata. Si è ottenuto soltanto un grande salto di produttività, e questo l’azienda lo considerava un successo, tant’è vero che ci ha portato 3 volte al ristorante in pullman turistico per ringraziare degli ottimi risultati che periodicamente si ottenevano.

Durante la giornata lavorativa, spesso si espellevano i laterizi non idonei dalle celle degli essiccatoi o dai carri refrattari, con tutti i mezzi a disposizione, pala meccanica, vari contenitori movimentati con carrelli elevatori, dumbers.
Rammento, qualche volta addirittura sono stati scartati rottami direttamente dai carri refrattari, introducendo gli autocarri nei capannoni.
Pertanto gli scarti dovuti a motivi di negligenza venivano camuffati come fisiologici.
E la cosa non meno importante è che hanno contribuito a danneggiare l’immagine delle nostre argille, argille che hanno prodotto anfore e ceramiche sin dai tempi della magna grecia.

Effettivamente, le varie società susseguitesi nella proprietà dello stabilimento consideravano la materia prima, cioè l’argilla, di scarsa qualità. Ci fu ufficiosamente confermato dall’ing. Ciancabilla, che aveva avuto rapporti di lavoro con l’ex società proprietaria dello stabilimento, in occasione di una lezione per un corso di aggiornamento, poiché fu nostro maestro. Testualmente ci disse che l’argilla non è granché e la vostra città, Montemesola, riferendosi allo stabilimento, è fortunata poiché si trova in una posizione geografica strategica, comprendente 5 province con la concorrenza molto distante. Come per dire che il cliente o si prende questa minestra o ecc. ecc.
Sinceramente non fui tanto convinto, poiché questo non giustificava la non omogeneità delle produzioni con i processi produttivi standardizzati. Con la stessa argilla si avevano gli estremi, alti e bassi di qualità. Pertanto il problema, secondo me, era imputabile ai tempi di essicazione che per alcune celle erano troppo corti. Oltre alla variabile "stupidità" da mettere in conto.

Proseguo col mio racconto.
Un giorno, all’inizio dell’insediamento della nuova società, il direttor Rotto mi chiese di andare a ritirare il nuovo furgone "Fiorino" da Foggia, e consegnare il vecchio.
Premetto che il vecchio fiorino aveva il carter motore rotto da cui fuoriusciva olio, e che amici e cortigiani ne avevano fatto anche un uso improprio, avevano trasportato di tutto, dai traslochi alle olive.

Mi organizzai prendendo 5 litri di olio di scorta per poter percorrere la distanza di 240 km.
Non andavo oltre i 30, 40 km/h ed ogni tot di km rabboccavo l’olio al motore, ma la precauzione non mi evitò di bloccarmi per strada per la fusione del motore, e fui costretto a chiedere soccorso.
Dopo aver ritirato il nuovo fiorino dalla concessionaria Fiat, mi recai negli uffici dell’azienda, in via Loffredo a Foggia, per ritirare documenti aziendali.
Mi presentai ad un signore che era la prima volta che lo vedevo, era il capo del personale, che chiamo "Ventagliato*, e cercai di dirgli che si era fuso il motore e gli chiesi le 50 mila lire della spesa da me sostenuta per il carro attrezzi. Mi rimproverò: ma lo sai che prima di partire si controlla l’olio?
Cercai di fargli capire di come stavano le cose, ma mi interruppe con un “vada, vada” con assoluta calma. Il classico atteggiamento di colui che sa di stare in alto, in una posizione più comoda e non ha bisogno di scomporsi.
E’ stato umiliante poiché non avevo commesso inosservanze e capivo che mi stava considerando "stupido", ma nel modo offensivo.

Adesso arriva il bello, appena alcuni giorni dopo, il direttor Rotto fece retromarcia col nuovo fiorino per uscire dal capannone e cozzò violentemente contro un muletto parcheggiato. Si mise a piagnucolare.
La sua angoscia era dovuta al fatto che era stato promosso a direttore da poco tempo, per cui la sua condizione era una specie di quarantena, il periodo critico in cui non si deve dimostrare niente, purché non si fanno cazzate.
La scena venne notata da me e da un autotrasportatore poiché svolgevamo operazioni di carico travi poco distante. Codesto autotrasportatore, dato che avevamo confidenze per rapporti di lavoro, mi incaricò di riferire al direttor Rotto la sua disponibilità a fare una denuncia assicurativa falsa con il suo autocarro.
Finite le operazioni di carico riferii al direttor Rotto. Mi rispose: se accetto, chissà come mi ricatterà! non me lo toglierò più dalle spalle, comunque digli di si!
Nonostante la consapevolezza dell’inconveniente impegno, accettò la proposta.

Dei pegni che ha messo a monte non mi interessa, anche se ne sono venuto a conoscenza, ma non fanno parte della mia storia personale. A me interessa ciò che fa parte della mia storia o che l’abbia condizionata. Fatto sta, che una volta, l'autotrasportatore in questione si appropriò di una considerevole quantità di listelli in legno, listelli che servivano per il carico dei travetti. Quindi, lo feci notare al direttor Rotto, poiché l'autocarro era ancora parcheggiato in un angolo del piazzale, ma non prese nessuna iniziativa affinché venissero restituiti, pertanto, di conseguenza mi rifiutai di firmare i documenti di presa in carico dei listelli e per questo rifiuto fui destinatario di una raccomandata di contestazioni.

Preciso, oltre a firmare le formalità di carico e scarico dei listelli, periodicamente mi recavo in ufficio per delle seconde firme per l'effettiva "presa in carico". Tali documenti erano redatti dopo aver accumulato almeno il numero di un migliaio per il rimborso dei "resi" al cliente, pertanto per contestare ed attirare l'attenzione sul problema dei furti, mi limitai a firmare esclusivamente il reale che vistavo durante le operazioni del piazzale, respingendo l'ulteriore firma.
Un listello aveva il valore di 1.000 lire, e venivano sistematicamente trafugati per essere usati come legna da ardere, per cui ho sempre cercato di contrastare tale fenomeno dato che ero responsabile del piazzale travi.
A quei tempi i listelli non venivano inventariati e la differenza tra le uscite e i rientri, risultava in magazzino.
Pertanto temevo che si arrivasse a un giorno che qualche impiegato potesse approfittare dell'occasione per mettersi in mostra, dato l’accumularsi degli ammanchi, per avanzare pretese nei miei confronti poiché non risultavano denunce di furti, per cui l’unico motivo giustificabile era dovuto alla mia disattenzione nella gestione dei listelli.

Il tempo passa e nonostante le nefandezze ed i danni causati all’azienda, il direttor Rotto viene premiato e mandato a dirigere lo stabilimento di Montesarchio in provincia di Benevento, nei pressi del suo paese di origine, San Salvatore Telesino. Io fui felicissimo, poiché pensavo che il nuovo direttore per probabilità statistica non poteva equipararlo, ma mi ricredetti subito poiché fu scelto il capoturno Caliente.
Durante la cerimonia d'investitura, si levò un applauso ed i soliti scellerati batterono le mani con molta foga per distinguersi, come per dire “senti come ti batto forte le mie mani, mi raccomando, con me fai il paraculo”.

La mancata svolta e l’instaurazione del capoturno Caliente a direttore, mi mise addosso il pessimismo e l’incertezza del proseguimento dell’esistenza stessa dello stabilimento e dopo poco tempo, approfittando dell'arrivo, per portarsi via le sue ultime cose, del direttor Rotto, chiesi di parlargli e ci demmo appuntamento per il giorno successivo.
All’indomani, domenica, mi recai in stabilimento per incontrarlo e il direttor Rotto si presentò in compagnia del capoturno Sgombro, evidentemente non si sentiva tranquillo, non obiettai e decidemmo di andare a prendere un caffè in un vicino paese.

Al direttor Rotto manifestai il mio catastrofismo per la scarsa qualità del nostro prodotto, in un contesto poiché la “qualità” negli anni 90 era diventata un imperativo, e cosa importantissima, gli alti costi sopportati dall'azienda per produrre materiale che veniva buttato durante il ciclo produttivo in gran quantità, e gli chiesi, poiché aveva rapporti ragguardevoli con la proprietà, di interferire affinché ci organizzassero su un solo turno lavorativo, e gli illustrai dettagliatamente i notevoli vantaggi.
Aggiungendo che, coloro che stanno in alto, nel momento in cui tireranno le somme poiché lo stabilimento non può produrre meglio che merda, faranno pagare a noi operai il conto, si rischierà il posto di lavoro.
Infatti la profezia, circa 3 o 4 anni dopo, si avverò, andando a un solo turno, in una circostanza molto sofferta poiché furono mandate via alcune persone con un bonus di 5 milioni di lire, per poi essere riassunte dopo alcuni giorni.
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Coro Cosimo di Montemesola (Taranto) - Contatto

 

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