Storia ambientata nello stabilimento di laterizi Ala Fantini di Montemesola (Taranto) del gruppo Fantini con sede in Lucera (Foggia)

 

La vera storia del re nudo

"manculicani"

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Racconto di direttori stupidi e di ladri nella busta paga

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Tutti scrivono la propria biografia, quindi anch’io. Racconterò la mia esperienza acquisita in uno stabilimento di laterizi in cui ho lavorato come operaio 35 anni. E’ un memoriale che arricchirà la letteratura poiché quanto sto per raccontarvi è probabilmente oggetto di studio, la psicologia del lavoro. Inizio a raccontare senza prefazioni.

Una mattina di sabato, mio giorno di riposo in quel periodo, venne a casa l'autotrasportatore Brancone a chiedermi di caricare di laterizi il suo autocarro, poiché si era accordato con l’ufficio vendite ed il cliente. Mi avviai con lui ed arrivati in stabilimento vidi l’addetto al carico dei laterizi che tagliava l’erba con le forbici da elettricista, in un aiuola di circa 80 mq adiacente agli uffici, in modalità straordinaria poiché anch’egli era nel giorno di riposo, ed è stupefacente che io non dovevo essere pagato per svolgere il lavoro della sua mansione e il titolare tagliava l’erba pagato a straordinario alla cazzodicane, oltretutto era una normale giornata lavorativa e lo stabilimento pullulava di maestranze. Ed è curioso che ciò avveniva in un azienda a carattere industriale.
Per convenzione della privacy dei protagonisti userò pseudonimi con l'asterisco, cosicché se hanno intenzione di oscurami sono obbligati ad esporre querela ed entrare nel merito dei fatti e non semplicemente far richiesta alle autorità per aver pubblicato nomi.. ma è evidente che temono che la denuncia faccia clamore, visto che sono online tranquillamente da aprile 2010; Quindi si avvicinò il direttor Rotto* e mi porse in visione e per firmare la bolla di carico.

Il direttor Rotto notò che rivolgendomi all’autotrasportatore manifestai disprezzo nei loro confronti e reagì dichiarando che io ero lì per un favore personale all'autotrasportatore. Gli risposi di non preoccuparsi e che l’autocarro lo caricavo comunque, infatti lo caricai.
Certamente non l’ho fatto per farlo ingrassare, il direttor Rotto, poiché era invitato insieme al capoturno Caliente, e le rispettive famiglie, tutti i sabato sera da quell’operaio che tosava l’erba a mangiare la pizza fatta nel suo giardino, ma svolsi quel lavoro perché il mio rapporto di lavoro era con l’azienda e non personalmente con lui.
Non era l’unico sabato di riposo che mi recavo a svolgere carichi di laterizi e di travi di cemento a titolo di “favore” e puntualmente incontravo l’addetto al carico di laterizi a fare il giardiniere a straordinario.

La mia disponibilità di “favore” non era solo nel giorno di riposo, ma era in qualsiasi momento degli altri giorni in cui ero libero dal mio lavoro ordinario e tutto accadeva per la mia sensibilità nel rispettare il lavoro altrui e soprattutto per gratitudine nei confronti dell’azienda per avermi accolto a lavorare all'età di 16 anni e per sentirmi al sicuro nella conservazione del mio posto di lavoro.

La mia collaborazione la esprimevo anche sugli impianti, essendo stato inquadrato, come ho già accennato, prevalentemente come addetto a mansioni promiscue, in gergo "jolly".
E nonostante il mio impegno con eccesso di zelo ed alto profilo professionale e soprattutto lavoro gratis, ho avuto un rapporto difficile ed estremamente pesante con il direttor Rotto e il capoturno Caliente e tempo dopo anche con il capoturno e poi direttore Sgombro*.

La responsabilità è da attribuire alla loro incompetenza poiché inclini a essere succubi o complici di alcuni operai, sino ad esserne dominati.
Alcuni operai non erano disposti a svolgere completamente il lavoro assegnato alla propria mansione, era loro abitudine di limitarsi dove non era conveniente, faticoso o sporco ed in prima fila nell'avanzare diritto di privilegi. Pretendevano che tali compiti venissero trasferiti ad altri, cose che con il direttor Rotto e il capoturno Caliente, gli riusciva con molta facilità.

Malgrado l'inesistenza di questa figura lavorativa, dovevo essere usabile anche per questo. Il direttor Rotto ed il capoturno Caliente esigevano che fungessi da volano affinché si potessero superare tali rogne quotidiane sino ad essere perseguitato, e nel caso mi rifiutassi era pronta per me la lettera di punizione, ne ho accumulate a decine.
E' curioso che non è che in stabilimento ci fosse la penna facile, in 35 anni con tutte le persone tra direttori, capiturno ed operai che si sono avvicendati, son volate per tutti gli altri non più di 4 o 5 lettere di contestazioni. La media di una lettera ogni 30 persone, ogni 35 anni.
E' insensato che mi davo da fare a titolo di "favore" senza pretendere, ed ero destinatario di lettere di punizioni, tra l'altro vaghe e imprecise nel descrivere la causa. Mi ricordo di alcune "Lei si rifiutava di eseguire gli ordini, pertanto ecc. ecc." senza precisare quali, dove e come. Come se con questa strategia i dirigenti cercassero di depistare ed ammaestrare il loro stesso cervello affinché si creasse su di me un alone di diffidenza e di pregiudizio in modo da sentirsi giustificati a puntarmi, ignorando completamente i loro veri flagellatori e dando all'esterno un'immagine falsa delle loro procedure organizzative.
E’ evidente che hanno scambiato la mia generosità e la propensione a dire di “si” per debolezza psicologica.

Io reclamavo il confine, invece per i dirigenti non ci doveva essere, per loro anche questo rientrava nelle promiscuità delle mie responsabilità.
C’è un enorme differenza tra lavorare, anche spostato più volte al giorno, per le esigenze di stabilimento e lavorare per le esigenze personali di altri operai ed è paradossale che venivano riservati per questi fannulloni privilegi e le migliori postazioni di lavoro affinché non calciassero, ma calciavano ugualmente senza neanche avere scrupoli per i propri compagni di lavoro

Ricordo le prime lettere di contestazioni, come è consuetudine mi rivolsi ai miei delegati sindacali e per risposta ricevevo e dovevo anche ringraziare "per questa volta ti ho fatto perdonare", anziché contestare sia la forma, sia la causa.
L'altro sindacalista, reputato sovversivo, invece mi rispondeva “mo’ gliela facciamo vedere noi”.
Il giorno dopo chiedevo: mbbè?
Mi rispondeva: non ti preoccupare che la prossima volta gliela facciamo vedere noi!
Col tempo capii che i sindacalisti non potevano dare dispiaceri o patate bollenti a taluni dirigenti essendo per loro galline dalle uova d'oro. Infatti non ho più giustificato lettere.
E' umiliante essere ostaggio della stupidità dei dirigenti e non poter sottrarsi, non riconoscevano ragioni.

I dirigenti erano terrificati da tali individui e mi chiedo come sia stato possibile. Forse sono stati minacciati o sono stati oggetto di sabotaggi? Non voglio lanciare accuse dirette, voglio solo raccontare la mia storia e non sconfinare nelle storie altrui. In stabilimento comunque circolavano voci di sabotaggi alla produzione.

Certe volte accadeva che, per depistare dai sospetti di essere proprio loro l'obiettivo di tali azioni distruttive e poiché incapaci di reagire, si incolpava il guardiano notturno di negligenza.
L'addetto alla guardiania aveva anche il compito di aprire completamente con un interruttore le valvole dell'aria calda delle celle degli essiccatoi e poiché tali valvole venivano manovrate in due tempi, metà apertura a cella prodotta e tutta durante la notte, pertanto si accusava di aver sbagliato a girare l'interruttore, anziché aprire tutto, si chiudeva.
Accuse che comunque venivano respinte con un sorriso sotto i baffi, classico di chi sa, e che stranamente non si sono presi mai provvedimenti disciplinari contro i vari addetti alla guardiania che si sono avvicendati.
Un altro classico esempio di sabotaggio, sempre secondo voci di popolo, consisteva nel lanciare pezzi di ferro o spezzoni di elettrodi di saldatura nei silos e sui nastri trasportatori dell'argilla che alimentava la mattoniera affinché causassero danni, incastrandosi nella filiera di produzione. Preciso: i ferri che si estraevano erano veri, il "motivo" secondo voci di popolo.

E le minacce? le sgridate persuasive contro i dirigenti si sentivano all'interno dello stabilimento nonostante gli intensi rumori di fondo, seppur raramente. Evidentemente erano incisive.
Una volta mentre lavoravo col muletto stoccaggio pacchi a piazzale, al reparto confezionamento pacchi, si interruppe il ciclo produttivo, osservai che tutto era fermo, lasciai il muletto e mi avvicinai alla postazione di comando del reparto, constatai che mancava l’operatore e capii che era andato dal direttore a chiedere aiuto di manodopera per togliere i rottami di laterizi che apparentemente erano eccessivi.
Questo reparto si avvaleva di un secondo addetto per il controllo di una macchina integrata nell’impianto principale e stando alle disposizioni organizzative i due operatori dovevano concorrere "insieme" per espellere i rottami per il controllo della qualità.

Dopo un po’ arrivò solo il direttor Rotto, l'operatore tardò per non dare sospetti per paura di ritorsioni psicologiche da parte del suo compagno di lavoro, e gentilmente chiese al secondo di dargli la soddisfazione almeno per una volta di dare il suo aiuto poiché c’era bisogno di carri refrattari vuoti per la nuova produzione.
Costui si avventò protendendo contemporaneamente le braccia contro il direttor Rotto, gridando parolacce volgari e minacce di fargliela pagare.
Sembrava un aggressione tra ratti.
Il direttore si girò senza ribattere, sprofondò la testa nelle spalle, aprì braccia e si allontanò.
Provai imbarazzo, ma non per le volgarità, ma di essere stato presente e vedere battere in silenzio la ritirata del direttor Rotto.

Un pomeriggio, mentre lavoravamo, arrivarono in stabilimento i carabinieri con i vigili del fuoco, ci fecero uscire fuori per strada e si misero a cercare una bomba. Il direttor Rotto aveva ricevuto una telefonata anonima con tali minacce.
Noi, mentre aspettavamo fuori, chiacchierando ipotizzavamo che il motivo era un avvertimento ai dirigenti e che comunque non era neanche da prendere sul serio e che grazie all'incapacità del direttor Rotto di farsi rispettare lo scherzo è andato a buon fine. Dopo ore e perdita di tempo e di produzione, le minacce risultarono infondate.

Eppure, ad eccezione del direttor Rotto che comunque si era ambientato nella nostra comunità quindi poteva valutare la personalità di ognuno di noi, siamo quasi tutti della medesima città di circa 4.600 abitanti, ci conosciamo tutti, non si ha a che fare con personaggi misteriosi. ‘Sti "gagliardi" non hanno nessuna personalità o fascino che incute timore e soggezione, sono semplicemente mediocri e insignificanti, a guardarli ispirano soltanto, non di sputarli in faccia, ma di pisciarli in testa. >> continua

Coro Cosimo di Montemesola (Taranto) - Contatto

 

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