Coro Cosimo di Montemesola (Taranto).Tutti scrivono la propria biografia, quindi anch’io!
Racconterò la mia esperienza acquisita in uno stabilimento di laterizi in cui ho lavorato per 35 anni. E’ una specie di diario che arricchirà la letteratura poiché quanto sto per raccontarvi è probabilmente oggetto di studio, la psicologia del lavoro.
Inizio a raccontare senza prefazioni, direttamente nell’essenza e vi dico che i fatti sono molto inquietanti. Inizio da un particolare periodo in cui si è avuto il picco della gravità.
Una mattina di sabato, mio giorno di riposo in quel periodo, venne a casa l'autotrasportatore Brancone a chiedermi di caricare di laterizi il suo autocarro, poiché si era accordato con l’ufficio vendite ed il cliente. Mi avviai con lui ed arrivati in stabilimento vidi, non lo chiamo neanche collega, l’addetto di quel posto, cioè al carico dei laterizi, che tagliava l’erba con le forbici da elettricista, in un aiuola di circa 80 mq adiacente agli uffici.
Quel lavoro veniva svolto in modalità straordinaria poiché anch’egli era nel giorno di riposo, ed è stupefacente che io ero lì senza essere pagato per svolgere il lavoro della sua mansione e quell’individuo tagliava l’erba pagato a straordinario, oltretutto era una normale giornata lavorativa e lo stabilimento pullulava di maestranze ed è curioso che ciò avveniva in un azienda a carattere industriale.
Per convenzione userò pseudonimi, ma solo per i "veri" protagonisti contrassegnati con (*), gli altri saranno nominati col cognome vero; si avvicinò il direttor Botte* e mi porse in visione e per firmare la bolla di carico.
Il direttor Botte notò che rivolgendomi all’autotrasportatore manifestai disprezzo nei loro confronti e reagì dichiarando che io ero lì per un favore personale all’autotrasportatore.
Gli risposi di non preoccuparsi e che l’autocarro lo caricavo comunque, infatti lo caricai.
Certamente non l’ho fatto per farlo ingrassare.. il direttor Botte, poiché era invitato insieme al capoturno Rasoio*, e le rispettive famiglie, tutti i sabato sera da quell’operaio che tosava l’erba a mangiare la pizza fatta nel suo giardino, ma svolsi quel lavoro poiché il mio rapporto di lavoro era con l’azienda e non personalmente con lui.
Vergogna!
Non era l’unico sabato di riposo che mi recavo a svolgere carichi di laterizi e di travi di cemento a titolo di “favore” e puntualmente incontravo l’addetto al carico di laterizi che tosava l’erba pagato a straordinario. In quell’aiuola non cresceva mai l’erba, come se passasse Attila.
La mia disponibilità di “favore” non era solo nel giorno di riposo, ma era in qualsiasi momento degli altri giorni in cui ero libero dal mio lavoro ordinario.
Per esempio, nel periodo in cui ero addetto al carico travi, non solo espletavo i carichi dei ritardatari, laterizi compresi poiché il suddetto pizzaiolo non rimaneva al lavoro un minuto oltre l'orario prestabilito, ma svolgevo anche carichi organizzati appositamente dopo l'orario ordinario e chiamato da casa, non avendo il telefono a casa, se fossi già andato via, chiamato a nome dei dirigenti e a volte anche direttamente.
Il direttor Botte è entrato perfino nella mia stanza per chiamarmi, poiché era un mio giorno non lavorativo, mi trovavo a dormire e mia madre gli diede il permesso di entrare. Per essere esatti, è entrato in casa mia anche il dirigente dell’ufficio vendite Ruberto a chiedermi di collaborare, fuori dai normali orari di lavoro, per la consegna di materiali ai clienti.
A volte venivo chiamato anche prima dell'orario di inizio lavoro per scaricare a deposito autocarri con travi in entrata per smaltire il traffico onde evitare beghe tra autotrasportatori, ed a volte di mia iniziativa saltavo anche l’ora libera per il pranzo, senza chiedere di essere pagato.
Questo avveniva anche quando non ero addetto al piazzale travi ma a mansioni interne allo stabilimento, prima o dopo il normale orario di lavoro, essendo che lavoravo alternandomi su 2 turni, e non mi sono mai lamentato poiché lo facevo per scelta.
Tutto accadeva per la mia generosità e altruismo nei confronti degli autotrasportatori e soprattutto per gratitudine nei confronti dell’azienda per avermi accolto a lavorare all'età di 16 anni e per sentirmi al sicuro nella conservazione del mio posto di lavoro.
La mia collaborazione la esprimevo anche sugli impianti, essendo stato inquadrato, come ho già accennato, prevalentemente come addetto a mansioni promiscue, in gergo "jolly".
E nonostante il mio impegno con eccesso di zelo ed alto profilo professionale e soprattutto lavoro gratis, ho avuto un rapporto difficile con dirigenti ed estremamente pesante con il direttor Botte e il capoturno Rasoio e tempo dopo anche con il capoturno e poi direttore Sgombro*.
La responsabilità è da attribuire alla loro incompetenza poiché inclini a essere succubi o complici di alcuni operai, sino ad esserne dominati.
Alcuni operai non erano disposti a svolgere completamente il lavoro assegnato alla propria mansione, era loro abitudine di limitarsi dove non era conveniente, faticoso o sporco ed in prima fila nell'avanzare diritto di privilegi.
Sono un dogma alcune loro frasi, le esprimo nel mio dialetto: cè pozz dà l’abbus? a mmè nonci’ tocc! a me nomm’compet..! a ci voln mann mann!
Pretendevano che tali compiti venissero trasferiti ad altri, cose che con il direttor Botte e il capoturno Rasoio, gli riusciva con molta facilità.
Malgrado l'inesistenza di questa figura lavorativa, dovevo essere usabile anche per questo. Il direttor Botte ed il capoturno Rasoio esigevano che fungessi da volano affinché si potessero superare tali rogne quotidiane sino ad essere perseguitato, e nel caso mi rifiutassi era pronta per me la lettera di punizione, ne ho accumulate a decine.
E' curioso che non è che in stabilimento ci fosse la penna facile, in 35 anni con tutte le persone tra direttori, capiturno ed operai che si sono avvicendati, son volate per tutti gli altri non più di 4 o 5 lettere di contestazioni. La media di una lettera ogni 30 persone, ogni 35 anni.
E' insensato che mi davo da fare a titolo di "favore" senza pretendere, ed ero destinatario di lettere di punizioni, tra l'altro vaghe e imprecise nel descrivere la causa. Mi ricordo di alcune "Lei si rifiutava di eseguire i compiti assegnatiti, pertanto ecc. ecc." senza precisare quali, dove e come. Che furbacchioni.
E’ evidente che hanno scambiato la mia generosità e la propensione a dire di “si” per debolezza psicologica.
Io reclamavo il confine, invece per i dirigenti non ci doveva essere, per loro anche questo rientrava nelle promiscuità delle mie responsabilità.
C’è un enorme differenza tra lavorare, anche spostato più volte al giorno, per le esigenze di stabilimento e lavorare per le esigenze personali di altri operai.
E' paradossale che venivano riservati per questi fannulloni privilegi e le migliori postazioni di lavoro affinché non calciassero, ma calciavano ugualmente senza neanche avere scrupoli per i propri compagni di lavoro. Oltretutto, in generale non è affatto faticoso, con la tecnologia, lavorare in uno stabilimento di laterizi.
Ho incassato tante di quelle umiliazioni e vessazioni che ancora oggi ne soffro psicologicamente e nutro sentimenti di odio e di vendetta.
Spesso venivo sostituito da altri colleghi nella mia postazione di lavoro per andare a servire il classico fannullone di un altro reparto che a suo modo di dire si faceva rispettare. Questo era estremamente umiliante. Mi sono sempre chiesto: se era necessario, perché non mandare direttamente il mio potenziale sostituto?
Qualche volta, ho ricevuto anche lettere di richiamo per motivi diversi, comunque futili. Come se con questa strategia i dirigenti cercassero di depistare ed ammaestrare il loro stesso cervello affinché si creasse su di me un alone di diffidenza e di pregiudizio in modo da sentirsi giustificati a puntarmi, ignorando completamente i loro veri flagellatori e dando all'esterno un'immagine falsa delle loro procedure organizzative.
A volte penso se sarebbe stato opportuno indurli io personalmente i fannulloni a compiere il proprio dovere con le buone o con le cattive. Ed in tal caso i dirigenti cosa dovevano fare? stare a guardare e poi godersi il risultato?
Ricordo le prime lettere di contestazioni, come è consuetudine mi rivolsi ai miei delegati sindacali e per risposta ricevevo e dovevo anche ringraziare "per questa volta ti ho fatto perdonare", anziché contestare sia la forma, sia la causa.
L'altro sindacalista, reputato sovversivo, invece mi rispondeva “mo’ gliela facciamo vedere noi”.
Il giorno dopo chiedevo: bbè?
Mi rispondeva: non ti preoccupare che la prossima volta gliela facciamo vedere noi!
Col tempo capii che i sindacalisti non potevano dare dispiaceri o patate bollenti a taluni dirigenti essendo per loro galline dalle uova d'oro. Infatti non ho più giustificato lettere
Solitamente mi sottoponevo, ma a volte rifiutavo senza fare resistenza verbale alle minacce di ricevere provvedimenti disciplinari, e forse anche la mia resistenza passiva li ha indotti a credere nella mia debolezza psicologica, come per dire, più facile di così! abbiamo trovato la capra da espiare senza fare troppa fatica.
E' umiliante essere ostaggio della stupidità dei dirigenti e non poter sottrarsi, non riconoscevano ragioni.
Probabilmente si osserverà che la mia insistenza a lavorare a titolo di “favore” fuori orario era sciocca e che avrei dovuto ad un certo punto troncare. Non ho voluto poiché con la mia logica facevo distinzione tra i dirigenti che non meritavano e il datore di lavoro. Più si accanivano, più mi impegnavo, per sentirmi in ragione.
Se avessi troncato era come cancellare definitivamente dalla storia tutto quello che avevo dato sino a quel momento per anni, come se non l’avessi mai fatto, era come privarmi della ragione della verità.
I dirigenti erano terrificati da tali individui e mi chiedo come sia stato possibile. Forse sono stati minacciati o sono stati oggetto di sabotaggi? Non voglio lanciare accuse, voglio solo raccontare la mia storia e non sconfinare nelle storie altrui. I sabotaggi comunque ci sono stati, non era difficile sabotare la produzione. In stabilimento spesso circolavano ‘ste voci e i danni arrecati sono stati significativi.
E le minacce? le sgridate persuasive contro i dirigenti si sentivano all'interno dello stabilimento nonostante gli intensi rumori di fondo, seppur raramente. Evidentemente erano incisive.
Una volta mentre lavoravo col muletto stoccaggio pacchi a piazzale, al reparto confezionamento pacchi, si interruppe il ciclo produttivo, osservai che tutto era fermo, lasciai il muletto e mi avvicinai alla postazione di comando del reparto, constatai che mancava l’operatore e capii che era andato dal direttore a chiedere aiuto di manodopera per togliere i rottami di laterizi che apparentemente erano eccessivi.
Questo reparto si avvaleva di un secondo addetto per il controllo di una macchina integrata nell’impianto principale e stando alle disposizioni organizzative i due operatori dovevano concorrere "insieme" per espellere i rottami per il controllo della qualità.
Dopo un po’ arrivò solo il direttor Botte (l'operatore tardò per non dare nell'occhio per paura di ritorsioni psicologiche da parte del suo compagno di lavoro. Purtroppo questo accade quando si è in presenza di un autorità avversa) e gentilmente chiese al secondo di dargli la soddisfazione almeno per una volta di dare il suo aiuto poiché c’era bisogno di carri forno vuoti per la nuova produzione.
Costui si avventò protendendo contemporaneamente le braccia contro il direttor Botte, gridando parolacce volgari e minacce e di fargliela pagare.
Sembrava un aggressione tra ratti.
Il direttore si girò senza ribattere, sprofondò la testa nelle spalle, alzò le braccia lateralmente di circa 50 cm distanti dal tronco, le riabbassò battendosi i fianchi, girò la testa a sinistra, a destra, a sinistra, a destra e si allontanò.
Provai imbarazzo, ma non per le volgarità, ma di essere stato presente e vedere battere in silenzio la ritirata del direttor Botte.
Che schifo!
Pensate, questa mansione era considerata la migliore in assoluto dello stabilimento ed il gagliardo si vantava di essere stato messo lì per punizione.
Addirittura un pomeriggio, mentre lavoravamo, arrivarono in stabilimento i carabinieri con i vigili del fuoco, ci fecero uscire fuori per strada e si misero a cercare una bomba.
Il direttor Botte aveva ricevuto una telefonata anonima con tali minacce.
Tra di noi, mentre aspettavamo fuori, qualche battuta di spirito l'abbiamo anche fatta. Ipotizzavamo che si fosse divertito qualcuno per un ammonimento psicologico ai dirigenti.
Comunque non era neanche da prendere sul serio e che grazie all'incapacità del direttor Botte di farsi rispettare lo scherzo è andato a buon fine.
Io, visto che sto raccontando me medesimo, dissi per far ridere: secondo me il burattinaio bombarolo del direttor Botte ha notato che un filo del braccio si stava rompendo e gli ha comunicato che era arrivata l'ora di un tagliando, non avete notato quei fili luccicare quando c'è il sole? è evidente che al direttor Botte gli hanno preso le misure delle spalle, anzi della capa.
Dopo ore e perdita di tempo e di produzione, le minacce risultarono infondate.
Eppure, ad eccezione del direttor Botte che comunque si era ambientato nella nostra comunità quindi poteva valutare la personalità di ognuno di noi, siamo quasi tutti della medesima città di circa 4.600 abitanti, ci conosciamo tutti, non si ha a che fare con personaggi misteriosi. ‘Sti "gagliardi" non hanno nessuna personalità o fascino che incute timore e soggezione, sono semplicemente mediocri e insignificanti, a guardarli ispirano soltanto, non di sputarli in faccia, ma di pisciarli in testa.
Prima di continuare premetto che non ho intenzione di offendere o ingiuriare e ribadisco che voglio raccontarmi.. che faccio?.. non posso dire la mia storia personale poiché c’è il rischio che qualcuno si sente insultato e screditato? e la violenza psicologica a cui sono stato sottoposto per anni, poiché di questo si tratta, a chi la racconto? oltretutto, è impossibile raccontare la mia storia, e ne sono in diritto di farlo, senza parlare di chi e cosa l’abbia condizionata, ed al minimo accenno di colui che si dovesse sentire infastidito, sostituirò il suo pseudonimo col suo vero nome, cognome e residenza, oltre al nome dell' "onorata ditta".
Non ho niente da rimproverarmi.. nel mio lavoro non credo di aver fatto cose che non avrei dovuto fare! e non credo di non aver fatto cose che avrei dovuto fare!
Oltretutto sto mettendo in mezzo troppe persone ed altre ne saranno messe, anche defunte, me ne guarderei bene dal dire chiacchiere.
Pertanto il termine "stupido" non è concepito come sostantivo per ingiuria della persona ma è inteso come aggettivo qualitativo, sinonimo di negligenza.
Ognuno si tenga il proprio valore.. che si merita!
Il direttor Botte ha ottenuto l’opportunità di effettuare il trapasso da capoturno e occupare il posto del dirigente epurato dalla società che acquisì la proprietà dalla precedente verso la fine degli anni 80.
In questa occasione la nuova proprietà con un grosso investimento strutturale rinnovò gli impianti di produzione e trasformò, cosa importantissima, l'alimentazione degli essiccatoi e del forno, da olio combustibile a gas metano.
La classica fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto